Palmanova, la città fortezza a forma di stella

Era da tempo che volevo visitare Palmanova e l’occasione è arrivata il primo weekend di settembre, quando la città torna indietro nel tempo con la grande rievocazione storica. Sono arrivato il venerdì pomeriggio e sono rimasto anche il sabato, così ho potuto vivere Palmanova in due modi diversi: da una parte la città di oggi, con le sue piazze e le sue strade, dall’altra quella del Seicento, riportata in vita da soldati, accampamenti, costumi e dimostrazioni.
Ma la rievocazione è stata anche l’occasione per scoprire meglio ciò che rende Palmanova così particolare: non è semplicemente una città circondata da mura, ma una vera e propria città fortezza progettata secondo un preciso disegno militare.

Palmanova, patrimonio UNESCO

Palmanova fa parte del patrimonio mondiale UNESCO dal 2017, inserita nel sito seriale “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra – Stato da Mar occidentale”.
Il riconoscimento comprende alcune delle più importanti fortificazioni costruite dalla Repubblica di Venezia tra il XVI e il XVII secolo. Palmanova è probabilmente l’esempio più famoso perché qui la fortificazione e la città sono nate insieme, secondo un progetto geometrico molto preciso.
La sua storia inizia il 7 ottobre 1593, quando la Repubblica di Venezia decide di costruire una nuova fortezza nel territorio friulano. La posizione non era casuale: Palmanova doveva proteggere i territori veneziani verso est e controllare una zona strategica sulle vie di comunicazione verso i territori degli Asburgo.
La nuova fortezza viene progettata secondo i più moderni principi dell’architettura militare dell’epoca, quando la diffusione delle armi da fuoco aveva reso ormai superate le vecchie fortificazioni medievali.
Nasce così quella particolare forma a stella a nove punte, che ancora oggi possiamo riconoscere molto bene osservando la città dall’alto.
Guardando Palmanova oggi è facile lasciarsi conquistare dalla sua geometria, dalle piazze e dalle strade che partono ordinatamente dal centro. Ma ogni elemento della città aveva anche una funzione militare.
La prima cerchia difensiva comprendeva nove bastioni, collegati tra loro dalle cortine e protetti dal fossato. All’esterno vennero poi realizzate altre opere che rendevano ancora più difficile l’avvicinamento del nemico.
La fortezza venne infatti ampliata con una seconda linea difensiva, costituita soprattutto dai rivellini. Queste opere avanzate erano collocate oltre il fossato e servivano a proteggere ulteriormente le cortine e a tenere il nemico lontano dalle mura principali.
Ma la storia militare di Palmanova non finisce con la Repubblica di Venezia. Con l’arrivo di Napoleone, la fortezza venne ulteriormente modificata e, a partire dal 1806, fu realizzata una terza cerchia difensiva, con nove lunette napoleoniche poste all’esterno della fortificazione veneziana.
La Palmanova che vediamo oggi è quindi il risultato di diversi momenti storici e di differenti esigenze militari.

Le tre porte di Palmanova

Per entrare nella città fortezza ci sono tre porte monumentali: Porta Udine, Porta Cividale e Porta Aquileia, conosciuta anche come Porta del Mare.
Sono gli accessi principali alla città e costituiscono ancora oggi uno degli elementi più riconoscibili di Palmanova.
La progettazione delle porte viene tradizionalmente collegata a Vincenzo Scamozzi, importante architetto vicentino che lavorò anche per la Repubblica di Venezia.
Io ho iniziato la mia visita da Porta Udine, da dove ho seguito a piedi il percorso lungo le fortificazioni fino a Porta Cividale.

A piedi lungo le fortificazioni

È proprio questa passeggiata che mi ha permesso di apprezzare Palmanova in modo diverso.
Camminare lungo le fortificazioni significa infatti allontanarsi per un po’ dalle strade del centro e seguire il sistema difensivo della città, tra bastioni, fossati, terrapieni e opere militari.
Il percorso permette di vedere da vicino elementi che, guardando Palmanova soltanto dalla piazza centrale, rischiano di passare inosservati.
Tra questi ci sono anche i resti dell’antico sistema di approvvigionamento dell’acqua, con i tubi dell’acquedotto che portava l’acqua verso la fortezza.
L’acqua era naturalmente una risorsa fondamentale per una città fortificata che, in caso di assedio, doveva poter contare sulle proprie riserve.
Durante la passeggiata si incontrano anche le cascatelle, dove l’acqua entra nel sistema dei fossati. Sono particolari che mi sono piaciuti proprio perché raccontano un aspetto meno evidente della fortezza: dietro alla grande macchina militare c’era anche una città che doveva funzionare ogni giorno, con acqua, abitazioni, attività e persone.

Sotto le mura: le gallerie di contromina

Una delle parti più interessanti della visita è stata la possibilità di entrare nelle gallerie di contromina.
Qui si passa letteralmente sotto la fortezza e si scopre un altro livello della sua organizzazione difensiva.
Le gallerie venivano utilizzate per contrastare una delle tecniche di attacco più pericolose dell’epoca: il nemico poteva scavare dei cunicoli sotterranei per arrivare sotto le fortificazioni e collocare delle cariche esplosive con l’obiettivo di far crollare le mura.
Le gallerie di contromina servivano proprio a intercettare questi scavi. I difensori potevano entrare nei cunicoli, ascoltare eventuali rumori provenienti dagli scavi nemici e intervenire prima che l’attacco arrivasse alle mura.
È una parte della fortezza che dall’esterno non si immagina e che, durante la visita, aiuta a capire quanto fosse complesso il sistema difensivo di Palmanova.
Una cosa importante da sapere è che le gallerie sono visitabili il sabato e la domenica. Per questo consiglio di informarsi prima della visita.
Il biglietto permette inoltre di proseguire il percorso e di risalire dal fossato fino al Baluardo Donato, attraverso una galleria all’interno dello stesso. Arrivati in alto si ritrova la luce e si può continuare la visita sulla parte superiore delle fortificazioni.
È una delle esperienze che consiglio maggiormente perché permette di vedere la fortezza da punti di vista completamente diversi: prima sotto terra, poi dal fossato e infine dall’alto del bastione.

Prima di partire, una sosta all’ufficio informazioni

Prima di iniziare il percorso consiglio di passare dall’ufficio informazioni turistiche dove si possono avere indicazioni aggiornate su percorsi, orari e visite. Proprio accanto, il sabato e la domenica, è possibile vedere un video che racconta la storia di Palmanova e utilizzare un curioso ascensore virtuale che, attraverso le immagini, permette di vedere la città dall’alto e di comprenderne meglio la particolare forma a stella.
Da qui si può raggiungere Piazza Grande, il cuore della città fortezza, con al centro la colonna sormontata dal leone di San Marco. Sulla piazza si affaccia il Duomo del Santissimo Redentore, costruito tra il 1603 e il 1605, insieme ad alcuni dei principali edifici storici della città, tra cui il Palazzo del Provveditore Generale e il Palazzo del Governatore delle Armi. Passeggiando nelle vie del centro si incontrano anche numerose statue e altri edifici che ricordano la funzione militare di Palmanova: caserme, magazzini e strutture che un tempo servivano a ospitare i soldati e a conservare armi e rifornimenti.

Dove ho dormito

Per il mio soggiorno ho scelto Urban Trend – Guest House Affittacamere Hotel, una struttura che mi sento di consigliare perché mi sono trovato molto bene.
La posizione è particolarmente comoda: si trova proprio di fronte all’ufficio informazioni, quindi è un punto di partenza ideale per visitare Palmanova a piedi.
Ho lasciato l’auto nelle vicinanze, al parcheggio Scamozzi, dove ho trovato la possibilità di parcheggiare gratuitamente.
Per chi arriva in auto è sicuramente una comodità da tenere presente: si può lasciare la macchina e poi dimenticarsene per tutta la visita.

La mia visita a Palmanova

La passeggiata da Porta Udine a Porta Cividale è stata per me il modo migliore per conoscere Palmanova.
Entrando dalla porta si comincia a scoprire una città che, a prima vista, può sembrare semplicemente particolare per la sua forma. Poi, camminando lungo i bastioni, entrando nelle gallerie, osservando i fossati, l’acquedotto e le diverse linee difensive, si comincia a capire il vero motivo per cui questa città è così importante.
Palmanova è una città dove urbanistica, architettura e difesa militare sono parte dello stesso progetto.
E forse è proprio questo l’aspetto che mi ha colpito maggiormente: qui la storia non è racchiusa soltanto in un museo o raccontata su un pannello, ma è ancora presente nella forma stessa della città.
La rievocazione storica mi ha permesso di vedere Palmanova con gli occhi del passato, mentre la passeggiata lungo le fortificazioni mi ha fatto capire come questa città fosse stata pensata per funzionare e, soprattutto, per difendersi.
Per chi visita il Friuli Venezia Giulia, secondo me vale quindi la pena fermarsi non soltanto nella grande piazza centrale, ma dedicare qualche ora alla scoperta delle fortificazioni e dei percorsi sui bastioni. È lì che si comprende davvero perché Palmanova è diventata patrimonio dell’UNESCO.

La rievocazione storica

Il primo weekend di settembre Palmanova cambia volto grazie alla rievocazione storica, che riporta la città all’epoca della Repubblica di Venezia.
Io sono arrivato proprio nei giorni della manifestazione e devo dire che è stato un modo interessante per visitare la fortezza.
Tra uniformi, armi, accampamenti e figuranti, diventa più facile immaginare come doveva essere la vita all’interno e all’esterno delle mura quando Palmanova era soprattutto una macchina militare.
La cosa che ho apprezzato è stata proprio la possibilità di alternare la visita storica alla città e alle fortificazioni con l’atmosfera della rievocazione.


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