Durante il ponte del 2 giugno abbiamo deciso di percorrere le ultime tre tappe del Cammino di Francesco, da Gubbio ad Assisi. Un itinerario che attraversa alcune delle zone più suggestive dell’Umbria tra boschi, colline, eremi e piccole chiese, con un finale davvero speciale: l’arrivo alla Basilica di San Francesco.
Il percorso può essere affrontato in tre o quattro giorni e richiede quindi di organizzare alcuni pernottamenti lungo il cammino. Per prepararci abbiamo utilizzato l’app. La Via di Francesco, che si è rivelata molto utile sia per seguire il percorso sia per individuare le strutture ricettive lungo le varie tappe.
Detto questo, la segnaletica è davvero ottima. Per tutto il tragitto abbiamo seguito senza difficoltà la caratteristica “T” gialla della Via di Francesco e i tradizionali segnavia bianco-rossi del CAI. Anche nei tratti di bosco o agli incroci più complessi non abbiamo mai avuto dubbi sulla direzione da prendere.
Per semplificare il ritorno abbiamo scelto di lasciare l’auto ad Assisi e raggiungere Gubbio con i mezzi pubblici. Una soluzione che consiglio senza esitazione. Abbiamo parcheggiato davanti alla stazione ferroviaria di Assisi, dove sono presenti alcuni posti gratuiti; in alternativa, a circa 200 metri, si trova un parcheggio a pagamento.
Dalla stazione abbiamo preso il treno per Perugia e successivamente l’autobus della linea E001 fino a Gubbio. Noi avevamo a disposizione quattro giorni e abbiamo deciso di arrivare nella città umbra già il pomeriggio precedente alla partenza.
Dopo aver raggiunto l’alloggio e lasciato gli zaini ci siamo concessi qualche ora per visitare il centro storico. Di Gubbio parlerò in un articolo dedicato, ma posso dire che iniziare il cammino da qui è stato il modo migliore per entrare nello spirito del viaggio.
La mattina successiva, dopo una buona colazione, abbiamo indossato gli scarponi e iniziato il nostro cammino verso Assisi.
L’app. suggerisce normalmente una prima tappa di circa 16 chilometri fino all’Eremo di San Pietro in Vigneto. Noi però non siamo riusciti a trovare disponibilità nelle strutture della zona e abbiamo prenotato presso Pilgrim Rooms, una struttura immersa nella campagna umbra dopo circa 12 chilometri di cammino.
Alla fine si è rivelata una scelta fortunata. Martina, la proprietaria, ci ha accolto con grande disponibilità e ci ha aiutato anche nell’organizzazione dei pasti, procurandoci la cena, la colazione del mattino successivo e persino dei panini da portare durante la tappa seguente. Dopo una giornata di cammino è stato piacevole rilassarsi in una struttura circondata dal verde, con una splendida vista sulle colline umbre e una piscina a disposizione degli ospiti.
È stato uno di quei posti che, scelti inizialmente per necessità, finiscono poi per diventare uno dei ricordi più belli dell’intero viaggio.
La scelta di fermarci prima della tappa ufficiale ha reso la prima giornata più tranquilla, ma ha inevitabilmente allungato la seconda. Per raggiungere Valfabbrica abbiamo infatti percorso circa 26 chilometri invece dei 22 previsti dall’itinerario classico.
Anche a Valfabbrica non siamo riusciti a trovare una sistemazione nel centro storico e abbiamo prenotato un appartamento poco fuori dal paese. Prima di raggiungerlo abbiamo fatto la spesa in un supermercato locale, acquistando tutto il necessario per la cena e la colazione del giorno successivo.
L’ultima giornata ci avrebbe portato fino ad Assisi. Pur essendo la tappa più breve, circa 15 chilometri, sapevamo già che non sarebbe stata la più semplice. Le colline umbre avevano ancora qualche salita da regalarci prima di raggiungere la meta finale del Cammino di Francesco.
Approfondimento…
Prima tappa: da Gubbio a San Pietro in Vigneto
Dopo una buona colazione abbiamo lasciato Gubbio con gli zaini in spalla e iniziato ufficialmente il nostro Cammino di Francesco.
Poco dopo aver lasciato il centro storico si raggiunge la Chiesa di Santa Maria della Vittorina, uno dei luoghi più significativi del francescanesimo eugubino. Secondo la tradizione, proprio nei pressi di questa piccola chiesa sarebbe avvenuto il celebre incontro tra San Francesco e il lupo di Gubbio, l’episodio che ancora oggi rappresenta uno dei racconti più conosciuti della vita del santo.
La chiesa si presenta in forme semplici e raccolte, immersa nel verde appena fuori dalla città. Vale la pena fermarsi qualche minuto, sia per visitarla sia per assaporare uno degli ultimi momenti urbani prima di entrare definitivamente nella campagna umbra.
Noi ne abbiamo approfittato anche per acquistare alcuni panini in un supermercato poco distante, che si sono rivelati perfetti per il pranzo lungo il percorso.
Da qui il cammino entra davvero nel vivo. La città rimane alle spalle e iniziano i primi chilometri tra strade secondarie, campi coltivati e dolci colline umbre.
Dopo essere passati sotto un ponte, il percorso cambia volto. Comincia una lunga ma dolce salita su strada bianca che non presenta particolari difficoltà ma che richiede un passo regolare. Ogni tanto vale la pena fermarsi e voltarsi: alle proprie spalle Gubbio appare sempre più lontana, incorniciata dalle colline umbre.
La salita prosegue fino a raggiungere la Chiesetta delle Ripe, una delle soste più caratteristiche della giornata. Qui molti pellegrini lasciano un pensiero, una dedica o un piccolo ricordo del proprio passaggio. È uno di quei luoghi semplici che riescono però a trasmettere perfettamente lo spirito del cammino.
Proseguendo, il panorama diventa sempre più aperto. Le colline si susseguono all’orizzonte e tra il verde si inizia a intravedere anche il lago artificiale del Chiascio. Da qui il percorso alterna brevi discese e nuove risalite, regalando scorci sempre diversi sulla campagna circostante.
Dopo circa 16 chilometri si raggiunge infine l’Eremo di San Pietro in Vigneto, punto di arrivo della prima tappa ufficiale del cammino.
Più che un semplice monastero, San Pietro in Vigneto appare come una piccola fortezza di pietra arroccata su un’altura che domina la valle del Chiascio. La sua storia affonda le radici nel Medioevo: il complesso è documentato già nel XII secolo e per molti secoli svolse un ruolo fondamentale nell’accoglienza dei viandanti e dei pellegrini che percorrevano questa antica via di collegamento tra Gubbio, Assisi e Roma.
La sua posizione non è casuale. Costruito in un punto strategico e ben visibile da tutta la valle, il monastero era parte di un sistema di insediamenti fortificati che controllavano il territorio e garantivano sicurezza a chi viaggiava. Accanto alla chiesa sorsero infatti una torre, edifici fortificati e un ospizio destinato proprio ai pellegrini in transito.
Ancora oggi il complesso conserva l’aspetto austero di una piccola roccaforte medievale. Passeggiando nel cortile interno o osservando le antiche mura si percepisce chiaramente come questo luogo sia stato per secoli un punto di riferimento per chi affrontava il viaggio a piedi.
Pensare che quasi novecento anni fa altri pellegrini sostavano qui per riposarsi prima di riprendere il cammino rende la visita ancora più suggestiva.
Seconda tappa: da San Pietro in Vigneto a Valfabbrica
La seconda giornata è stata senza dubbio la più impegnativa dell’intero cammino. Nel nostro caso, avendo pernottato prima della tappa ufficiale di San Pietro in Vigneto, abbiamo percorso circa 26 chilometri anziché i 22 previsti dall’itinerario classico.
Lasciato alle spalle l’eremo, il sentiero scende immediatamente lungo un percorso che ricorda i classici sentieri di montagna. Si attraversa un piccolo ruscello e, quasi senza accorgersene, iniziano una serie di salite che mettono subito alla prova le gambe.
La fatica viene però ripagata dai panorami. Man mano che si guadagna quota si aprono splendide vedute sul lago del Chiascio e sulle colline umbre che circondano il cammino. Per buona parte della giornata il percorso alterna continue salite e discese, mai particolarmente tecniche ma sufficienti a richiedere un po’ di allenamento e un passo costante.
Lungo il tragitto non mancano alcuni punti di appoggio per i pellegrini. Si incontrano fontanelle dove riempire le borracce e anche aree attrezzate che permettono di fermarsi per una pausa o per consumare il pranzo al sacco.
Dopo circa quindici chilometri compare all’orizzonte il Castello di Biscina, uno dei simboli di questa tappa. Arroccato sulla sommità di una collina, domina il paesaggio circostante e accompagna il camminatore per molti chilometri, diventando quasi un punto di riferimento visivo lungo il percorso.
Le origini del Castello di Biscina risalgono al Medioevo, quando venne costruito in posizione strategica per controllare la valle del Chiascio e le vie di collegamento tra Gubbio e Perugia. Come molti castelli umbri dell’epoca, aveva una funzione sia difensiva sia di controllo del territorio.
Ancora oggi la sua posizione colpisce immediatamente lo sguardo. Situato sulla cima di una collina isolata, sembra sorvegliare dall’alto il cammino dei pellegrini e rappresenta uno degli scorci più caratteristici di tutto il percorso tra Gubbio e Assisi.
Superata l’area del castello, il sentiero scende verso una strada asfaltata per poi tornare quasi subito su sterrato. A questo punto mancano circa otto chilometri all’arrivo, ma non bisogna pensare che la parte più difficile sia ormai alle spalle.
La prima sezione è ancora in salita e lungo il percorso si incontra una grande croce ricoperta di piccoli ricordi e oggetti lasciati dai pellegrini di passaggio. È uno di quei luoghi che invitano a fermarsi qualche minuto e osservare le testimonianze di chi ha percorso la stessa strada prima di noi.
Successivamente il tracciato diventa più scorrevole e segue una lunga strada sterrata in leggera discesa. Si raggiunge così uno dei punti panoramici più belli dell’intera tappa.
Davanti agli occhi si apre un paesaggio che racchiude gran parte dell’essenza del cammino: sulla sinistra il Castello di Biscina domina la collina, al centro si estende il lago del Chiascio e sulla destra appare una piccola chiesa immersa nel verde. Nei pressi del belvedere è presente anche una fontanella, perfetta per fare rifornimento d’acqua prima degli ultimi chilometri.
Da qui il percorso segue per circa un chilometro una strada asfaltata per poi imboccare nuovamente una larga strada sterrata quasi pianeggiante. È l’ultimo tratto della giornata e, passo dopo passo, conduce fino a Valfabbrica.
Quando le prime case del paese compaiono all’orizzonte si prova quella soddisfazione che solo una lunga giornata di cammino riesce a regalare. Le gambe sono stanche, ma la sensazione di aver attraversato a piedi colline, boschi e vallate dell’Umbria ripaga ampiamente della fatica.
Terza tappa: da Valfabbrica ad Assisi
L’ultima giornata inizia presto. Alle sette del mattino siamo già in cammino. Durante la notte ha piovuto e l’aria è carica di umidità. Una fitta foschia avvolge le colline umbre e, per lunghi tratti, il paesaggio sembra scomparire dietro una leggera nebbia.
Appena usciti da Valfabbrica si entra quasi subito nel bosco. Il sentiero corre tra gli alberi e il terreno, ancora bagnato dalla pioggia, è spesso scivoloso. Bisogna prestare un po’ di attenzione, soprattutto nei tratti in discesa, ma l’atmosfera è suggestiva e rende questa prima parte della giornata particolarmente affascinante.
Dopo circa sei chilometri il bosco si dirada e il panorama torna ad aprirsi. Le colline riemergono lentamente dalla foschia e, qualche chilometro più avanti, compare per la prima volta all’orizzonte la sagoma di Assisi.
È uno di quei momenti che ogni pellegrino aspetta.
Da quel momento la città compare e scompare continuamente tra le colline, ma ad ogni passo sembra sempre più vicina. Sul percorso si incontrano altri camminatori, alcuni diretti come noi verso Assisi, altri impegnati nel cammino in senso opposto. Si trovano anche nuove croci e piccoli ricordi lasciati dai pellegrini che sono passati di qui negli anni. Sono dettagli semplici, ma contribuiscono a creare quel senso di condivisione che accompagna tutto il Cammino di Francesco.
A circa due chilometri dalla meta si raggiunge un incrocio dove si trova una statua di Padre Pio. Qui il percorso offre due possibilità: proseguire lungo la strada asfaltata oppure entrare nel Bosco di San Francesco, l’area naturalistica gestita dal FAI che collega la valle alla Basilica di San Francesco.
Noi abbiamo scelto di seguire il percorso che costeggia il bosco.
Quando ci si trova ai piedi della collina si ha quasi l’impressione di essere arrivati. Assisi è lì, davanti agli occhi, e la Basilica domina ormai il panorama. In realtà manca ancora l’ultima prova della giornata: una salita breve ma decisamente impegnativa.
L’ultimo chilometro e mezzo sembra quasi voler verificare quanta energia sia rimasta nelle gambe dei pellegrini. Si sale lentamente, tra pause e qualche sguardo verso l’alto. Ogni tanto, tra gli alberi e le case, compare la Basilica di San Francesco, sempre più vicina.
Poi arriva il momento che si aspetta da giorni.
Si attraversa una delle porte della città e improvvisamente il cammino finisce. Le strade, le salite, la fatica e i chilometri percorsi lasciano spazio a una profonda sensazione di soddisfazione.
Entriamo ad Assisi e ci dirigiamo verso la Basilica di San Francesco. Prima la Basilica Inferiore, raccolta e suggestiva, poi quella Superiore, luminosa e imponente.
In quel momento è impossibile non ripensare ai giorni appena trascorsi. Alle partenze del mattino, alle salite, ai sentieri nel bosco, ai panorami sulle colline umbre e agli incontri lungo il percorso.
La Basilica rappresenta certamente il punto di arrivo geografico del cammino, ma la vera soddisfazione nasce dalla consapevolezza di aver raggiunto la meta con le proprie gambe, passo dopo passo.
Seduti davanti alla basilica ci siamo concessi qualche minuto di silenzio. Non c’era più nessuna tappa da completare, nessun sentiero da seguire e nessun chilometro da percorrere.
C’era soltanto la felicità di essere arrivati.
Il cammino era terminato, ma ci aspettava ancora un ultimo tratto a piedi per raggiungere la stazione ferroviaria di Assisi, dove avevamo lasciato l’auto.
Sono circa due chilometri in discesa. Mentre scendevamo verso la valle continuavamo però a voltarci indietro. Assisi e la Basilica restavano lì, sempre più lontane.
Era il modo perfetto per salutare la meta finale del nostro viaggio.
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