Villa Porto a Molina di Malo: la villa palladiana che non troverai

Lungo la strada che porta a Molina di Malo, nella campagna vicentina, compaiono i classici cartelli turistici marroni che indicano Villa Porto.
Seguendoli ci si aspetta di trovare una delle tante ville venete che punteggiano il territorio: una facciata elegante, un giardino, magari un grande portico affacciato sulla campagna.
Arrivati però a destinazione la villa sembra non esserci. Non appare lungo la strada e nemmeno tra i campi. L’unico indizio è un grande portale che introduce a una corte chiusa.
Attraversandolo si ha quasi la sensazione di entrare in un piccolo castello di campagna.
Ed è proprio lì che si scopre la sorpresa: la villa in realtà non esiste, o meglio, non è mai stata completata.
Davanti agli occhi non compare un edificio, ma dieci enormi colonne in mattoni, isolate e monumentali, ciò che resta di uno dei progetti più ambiziosi dell’architetto rinascimentale Andrea Palladio.


Una corte molto più antica della villa

La grande corte agricola in cui si trovano le colonne è in realtà molto più antica del progetto palladiano.
Il complesso apparteneva già nel Quattrocento alla potente famiglia vicentina dei Porto, che possedeva vaste proprietà in questa zona.
Le corti rurali nobiliari dell’epoca non erano semplici fattorie: spesso avevano strutture chiuse attorno a un grande spazio centrale, con edifici agricoli, abitazioni e magazzini organizzati in modo ordinato.
L’ingresso monumentale serviva non solo come accesso, ma anche come simbolo del prestigio della famiglia proprietaria.
Questo spiega l’aspetto quasi difensivo del portale d’ingresso, che a molti visitatori ricorda quello di un castello.
Nella stessa area, infatti, la famiglia Porto aveva fatto costruire nel XV secolo anche un edificio con caratteristiche gotiche e torri merlate, testimonianza del potere che la casata esercitava sul territorio.


Il progetto di una grande villa palladiana

Quando nel Cinquecento Andrea Palladio ricevette l’incarico di progettare una nuova residenza per Iseppo da Porto, la corte esisteva già da tempo.
L’architetto immaginò quindi di inserire la villa proprio all’interno di questo grande complesso agricolo. Il progetto prevedeva una dimora monumentale con una grande facciata porticata ispirata all’architettura dei templi romani.
Il portico avrebbe dominato la corte con un forte effetto scenografico, trasformando l’ingresso della proprietà in una vera architettura di rappresentanza.
Oggi l’unica parte realizzata di quel progetto sono le dieci grandi colonne in mattoni che si alzano nella corte, conosciuta come Corte Granda.
Osservandole da vicino si intuisce la scala dell’opera: sono colonne massicce, pensate per sostenere un portico monumentale che avrebbe costituito la facciata principale della villa.
Per molto tempo si pensò che queste colonne appartenessero a una barchessa o a un edificio agricolo. Studi successivi hanno invece dimostrato che si trattava proprio dell’inizio della residenza nobiliare progettata da Palladio.
Se il progetto fosse stato completato, probabilmente sarebbe nato uno dei complessi palladiani più imponenti della zona.
I lavori iniziarono nei primi anni Settanta del Cinquecento, ma il cantiere si interruppe quasi subito.
Le ragioni non sono completamente certe. Tra le ipotesi più accreditate vi sono la morte del committente Iseppo da Porto e, pochi anni dopo, la scomparsa dello stesso Palladio nel 1580.
Senza il suo promotore e senza l’architetto che l’aveva ideata, la costruzione non venne più ripresa. Il grande progetto venne così abbandonato, lasciando soltanto questo sorprendente frammento architettonico.


Un frammento di architettura nella campagna vicentina

Oggi questo luogo rappresenta uno dei casi più curiosi dell’architettura veneta. Più che una villa nel senso tradizionale del termine, è il frammento di un progetto rimasto sospeso nel tempo.
Le colonne emergono nella corte agricola con un aspetto quasi enigmatico. Senza conoscere la storia, potrebbero sembrare i resti di un edificio antico o di un tempio incompleto.
In realtà raccontano l’inizio di una villa rinascimentale che non vide mai la luce.
Alla base di alcune colonne si trova ancora un’iscrizione con la data 1572 e il nome del committente Iseppo da Porto. Questo dettaglio conferma il periodo in cui iniziarono i lavori.
Le colonne rappresentano anche una rara testimonianza di un progetto incompiuto di Palladio. Nella maggior parte dei casi le sue ville sono arrivate fino a noi complete o trasformate nel tempo; qui invece è rimasto soltanto l’inizio della costruzione.
Un altro aspetto sorprendente riguarda le dimensioni del portico progettato dall’architetto. Le colonne dovevano sostenere una facciata monumentale, talmente ampia da ricordare l’ingresso di un tempio romano.
Infine c’è un dettaglio che spesso colpisce i visitatori: nonostante i cartelli turistici, la villa non è immediatamente visibile perché si trova all’interno della corte agricola, nascosta dietro gli edifici rurali.



Scopri di più da Lucazanphoto

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑