Lendinara, l’Atene del Polesine: piccolo borgo veneto da raccontare

Avevo in mente solo “due passi in un borgo veneto”, la classica gita estiva in cui ti dici: vado, vedo due cose, torno. E invece Lendinara ha cambiato i piani: mi sono ritrovato a scattare foto ovunque, a guardarmi attorno più lentamente del previsto e a godermi un paese che ha un fascino silenzioso, ma molto più profondo di quanto sembri dalla cartina.

Un centro storico che ti conquista senza sforzo

Appena arrivi capisci che qui l’acqua è protagonista: l’Adigetto attraversa il paese come un nastro lucido, con le case che si specchiano e i ponticelli che sembrano messi lì apposta per essere fotografati.
Tra una curva e un vicolo, spunta il Duomo di Santa Sofia: elegante, luminoso, con quel campanile altissimo che vedi spuntare già da lontano. Dentro la luce è morbida e silenziosa, fuori il sagrato ti invita a fermarti un attimo prima di riprendere il giro.

Proseguendo, quasi senza accorgertene, arrivi al Palazzo Pretorio. La sua presenza è sobria ma decisa: un palazzo che sembra raccontare la vita civica di un tempo, quando qui passavano decisioni importanti e un’intera comunità si riuniva sotto i suoi archi.

E poi, poco più defilato, c’è il Santuario della Madonna del Pilastrello, uno di quei posti in cui ti viene spontaneo abbassare la voce. Cortile tranquillo, facciata elegante, un’aria quasi sospesa. È il tipo di luogo perfetto per ritrovare un po’ di calma — e scattare qualche foto in pace.

In mezzo a tutto questo, però, la cosa più bella resta la passeggiata lungo l’Adigetto. Case specchiate, biciclette che passano, piccoli scorci che si aprono all’improvviso… è qui che senti davvero il ritmo del paese: lento, genuino, accogliente.

E poi… si mangia. Perché la tradizione in Polesine conta

Dopo una passeggiata così, è quasi obbligatorio fermarsi a mangiare qualcosa di tipico.
A Lendinara il bello è che non servono grandi nomi o locali blasonati: basta entrare in un’osteria o trattoria del centro per ritrovarti davanti quei piatti che sanno di casa e di tradizione.
Qualche sapore che vale la sosta?

  • bigoli al torchio (magari con sughi “di una volta”, come anatra o sarde)

  • risotti — qui vengono bene praticamente tutti, ma quello alla polesana è un classico

  • polenta morbida che accompagna un po’ di tutto, dai formaggi ai piatti più sostanziosi

  • baccalà nelle sue varianti venete

  • e i dolci semplici, quelli da trattoria vera, che non hanno bisogno di presentazioni

Sono piatti che raccontano il territorio meglio di qualsiasi guida.
E, come sempre nei piccoli borghi, la qualità la fanno le mani di chi cucina e la tranquillità del posto.
Noi abbiamo mangiato da Pizzeria Trattoria La Casetta, situata a pochi minuti dal centro e dal Santuario della Madonna del Pilastrello

Alla fine della visita…

La cosa che mi ha colpito di più è che Lendinara non cerca di stupire: non ti mette davanti monumenti giganteschi o attrazioni “da spuntare”.
È un borgo che si lascia scoprire, con calma.
Gente che ti saluta anche se non ti conosce, panetterie che profumano davvero, strade senza fretta.
È quel tipo di luogo che non ti cambia la vita, ma ti cambia la giornata.
…ti ritrovi in macchina con una sensazione leggera, come quando scopri un posto che non fa rumore ma resta in testa.
Lendinara è così: un piccolo borgo veneto che sorprende senza voler sorprendere, che si lascia fotografare ma soprattutto vivere.
Se passate per il Polesine, concedetevi un pomeriggio qui: basta poco per sentire che ne è valsa la pena.


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